
La prima scultura, di diecimila anni, fu il frutto di una contemplazione già millenaria della natura.
Questa "natura", la gran maestra in assoluto, che ha saputo scolpire le rocce lungo le coste, le montagne nei deserti , donando un soffio di vita ad ogni forma; simbolo e testimone essa stessa dello sviluppo sociale dell'uomo, e del suo crescere lungo il percorso della storia e civilizzazione.
Da questo presupposto nasce la riflessione artistica di Boutros Romehein, da un rapporto ontologico e sensoriale: essere un uomo che vive quest'umanità attraverso i sensi che consentono di mettersi in contatto con la materia formata dalla natura attraverso i secoli.
L'artista pone come postulato che la scultura è un'intuizione, una visione, e successivamente una proiezione mentale nella materia, nella pietra o legno, l'incarnazione dell'idea nella materia naturale. La sua espressione artistica è il frutto di una coscienza fondata nel presente, eredità di una immensa storia umana in confronto perpetuo ad una civilizzazione in continua e rapida evoluzione.
Così le riflessioni di Boutros nascono nella temporalità ma sono realizzate nella materia e nello spazio. La sua scultura si basa sulla simbiosi di due elementi, il marmo (o la pietra o il legno) puro ed affascinante frutto della natura, ed il vetro risultato dell’esperienza e della tecnologia.
La sua scultura si basa sulla simbiosi di due elementi, il marmo (o legno) puro e affascinante frutto della natura, ed il vetro risultato dell'esperienza e della tecnologia. L'idea conduttrice della ricerca induce lo scultore ad unire questi due elementi per creare un'opera concepita come forma e volume nello spazio, ma soprattutto come spazio nella forma, poiché il vetro dona leggerezza, trasparenza, ed amplifica: lo spazio penetra la massa e ne diviene parte integrante.
La scultura di Boutros Romhein genera quindi nel suo seno lo spazio ed il tempo creando una nuova relazione tra materia, forma e realtà.

